«Le patate sono comprese?»
Il cameriere sta per confermare l'ordine di una cotoletta. Il cliente guarda il tavolo accanto, dove è appena arrivato un piatto con un bel contorno di patate al forno. Non aveva capito che si potessero ordinare separatamente.
«No, sono a parte.»
«Ah, allora le aggiungiamo.»
In questo caso la vendita aggiuntiva è avvenuta quasi per caso. Il cliente desiderava qualcosa che il ristorante poteva offrirgli, ma nessuno glielo aveva fatto sapere al momento giusto.
È qui che spesso si nasconde l'occasione di aumentare lo scontrino medio: non nel convincere qualcuno a mangiare di più, ma nell'aiutarlo a scegliere ciò che avrebbe ordinato volentieri, se avesse conosciuto tutte le possibilità.
Il confine fra un buon consiglio e una vendita insistente, però, è sottile. E chi gestisce un ristorante deve fare i conti con un'altra questione: un conto più alto non significa necessariamente un guadagno maggiore.
Il cliente non può ordinare quello che non sa di poter scegliere
In una trattoria ben organizzata, chi lavora in sala conosce la carta: sa quali contorni si abbinano ai secondi, quali vini accompagnano i piatti e quali dolci prepara la cucina.
Il cliente, invece, spesso scopre queste possibilità soltanto al momento di ordinare.
Può leggere il menu velocemente, concentrarsi sul piatto principale e non notare un accompagnamento che gli sarebbe piaciuto. Oppure può pensare che sia già incluso. A volte evita di chiedere per non rallentare il servizio.
Il cameriere può colmare questa distanza con una frase semplice.
Un cliente ordina una cotoletta a pranzo.
Cameriere: «Le patate al forno sono a parte, costano 5,50 euro. Le interessano oppure preferisce soltanto la cotoletta?»
Cliente: «Solo la cotoletta, grazie. Ho poco tempo.»
Cameriere: «Certamente.»
La proposta è chiara, pertinente e non mette in difficoltà nessuno. Il prezzo è comunicato prima della decisione. Il cliente può rifiutare senza dover dare spiegazioni.
Soprattutto, il cameriere non insiste.
Questa è la differenza fondamentale fra consigliare e cercare di vendere a tutti i costi. Nel primo caso il cliente riceve un'informazione utile. Nel secondo deve difendere la propria scelta.
Il problema nasce quando il personale viene istruito a proporre sistematicamente un'aggiunta a ogni tavolo, indipendentemente da ciò che gli ospiti hanno ordinato.
Un antipasto offerto a chi ha dichiarato di avere soltanto mezz'ora per pranzare non è un buon consiglio. E chiedere tre volte se qualcuno desidera il dolce non migliora il servizio.
A pranzo il tempo può valere più di un contorno
La stessa proposta può essere appropriata a cena e fuori luogo durante il servizio di mezzogiorno.
Chi entra in una trattoria nella pausa pranzo spesso desidera un piatto soddisfacente, un prezzo comprensibile e tempi prevedibili. Se la cucina sta già lavorando al massimo, suggerire una preparazione aggiuntiva che richiede diversi minuti potrebbe peggiorare l'esperienza.
Non basta chiedersi se il contorno lascia un buon margine. Bisogna sapere se può essere preparato senza rallentare le altre comande.
La sera il contesto può cambiare. Una coppia che si siede senza fretta può apprezzare un suggerimento su un vino al calice o una specialità della casa.
Per esempio, davanti a un secondo di pesce:
Cameriere: «Se desiderate un calice di bianco, abbiamo un Verdicchio che si abbina bene al piatto. Costa 6 euro al calice.»
Cliente: «Preferiamo acqua, grazie.»
Cameriere: «Va benissimo.»
Anche qui il valore sta nella pertinenza, non nella pressione.
Un bravo cameriere osserva il ritmo del tavolo. Capisce se gli ospiti vogliono essere guidati oppure se preferiscono scegliere da soli. Non trasforma ogni pausa della conversazione in un'occasione di vendita.
E non presume che tutti debbano ordinare antipasto, primo, secondo e dolce.
Prima del servizio, il gestore può concordare con sala e cucina due o tre abbinamenti da suggerire quel giorno: prezzo, disponibilità e tempi di preparazione devono essere chiari a tutti. È più utile di un copione da ripetere a ogni tavolo.
Se il menu nasconde le possibilità, il cameriere deve spiegarle ogni volta
Un ristorante può preparare ottimi contorni e venderne pochi perché sulla carta sono difficili da trovare.
Succede quando i contorni sono relegati in fondo al menu, le varianti sono indicate in caratteri minuscoli o le fotografie non aiutano a capire che cosa arriverà al tavolo.
Non occorre riempire il menu di richiami commerciali. È più utile chiarire alcune scelte.
Accanto a un secondo, per esempio, si può indicare che i contorni sono ordinabili separatamente e mostrare quali sono disponibili. Se il ristorante propone un piatto completo, la descrizione dovrebbe specificare cosa comprende, evitando sorprese al momento del conto.
Anche le fotografie possono aiutare, purché rappresentino davvero le porzioni e la presentazione del locale. Un'immagine che mostra un secondo circondato da contorni non inclusi nel prezzo rischia di generare aspettative sbagliate.
Vale la pena guardare la carta con gli occhi di chi entra per la prima volta: si capisce che cosa è compreso nel piatto? Le aggiunte sono facoltative? Il loro prezzo è immediatamente visibile?
Questa verifica ha un vantaggio pratico. Riduce le domande che il cameriere deve ripetere decine di volte e lascia più spazio ai consigli che richiedono davvero la sua esperienza.
Non tutti i piatti meritano la stessa attenzione
Qui può essere utile il menu engineering: osservare quali piatti vengono scelti spesso e quanto contribuiscono a coprire i costi, invece di giudicarli soltanto dal prezzo di vendita.
Un contorno che si vende spesso non è necessariamente quello più conveniente per il ristorante. Una preparazione con ingredienti costosi, molto lavoro manuale o scarti elevati può lasciare meno di quanto suggerisca il prezzo.
Prima di mettere in evidenza una proposta, il gestore dovrebbe conoscerne almeno il costo diretto, il margine di contribuzione e l'impegno richiesto alla cucina.
Una specialità poco ordinata può meritare maggiore visibilità se è buona, coerente con l'identità del locale e sostenibile da preparare. Al contrario, non ha senso spingere un'aggiunta soltanto perché costa molto al cliente.
Il menu deve aiutare a scegliere meglio. Non diventare un catalogo di supplementi.
Lo scontrino medio aumenta. Ma quanto rimane al ristorante?
Immaginiamo che la trattoria dell'esempio proponga un contorno di patate al forno a 5,50 euro, prezzo al pubblico comprensivo di IVA.
Per una normale somministrazione al ristorante, ipotizzando l'aliquota IVA del 10%, il ricavo al netto dell'imposta è di 5 euro.
Per una porzione ipotizziamo i seguenti importi, scelti per illustrare il calcolo e non ricavati da medie di settore:
| Voce | Importo |
|---|---|
| Prezzo al cliente, IVA inclusa | 5,50 € |
| Ricavo al netto dell'IVA (10%) | 5,00 € |
| Ingredienti e condimenti, senza IVA detraibile | −1,30 € |
| Lavoro aggiuntivo realmente sostenuto | −0,50 € |
| Altri costi variabili per porzione | −0,20 € |
| Margine di contribuzione prima dei costi fissi | 3,00 € |
Il conto è semplice: 5,00 − 1,30 − 0,50 − 0,20 = 3,00 €. Non stiamo misurando il margine tipico di una trattoria, ma mostrando come ragionare su una vendita aggiuntiva.
Questi 3 euro non sono utile netto: contribuiscono a coprire affitto, personale già in turno, attrezzature e altri costi fissi. I 50 centesimi di lavoro valgono solo se la preparazione comporta una spesa effettivamente aggiuntiva, per esempio ore retribuite in più. Se la stessa squadra lavora nell'orario già pagato, non bisogna inventare quel costo; resta però da valutare l'occupazione delle postazioni di cucina.
C'è anche un limite operativo. Durante il servizio più intenso, preparare un contorno supplementare potrebbe occupare una postazione necessaria per completare altre ordinazioni. Un'aggiunta economicamente interessante sulla carta può diventare meno conveniente se rallenta i tavoli o prolunga eccessivamente l'attesa.
Per questo conviene ragionare sul contributo effettivo delle proposte, non soltanto sul fatturato che generano.
Attenzione: scontrino medio e spesa per cliente non sono sinonimi
Per misurare i risultati bisogna scegliere il denominatore corretto.
Lo scontrino medio per transazione si calcola dividendo il ricavo del periodo per il numero dei conti emessi. La spesa media per cliente usa lo stesso ricavo, ma lo divide per il numero degli ospiti effettivamente serviti. In entrambi i casi conviene usare importi al netto dell'IVA, di sconti e rimborsi, con un criterio costante nei periodi confrontati.
Se un tavolo di sei persone paga un unico conto di 120 euro, al netto dell'IVA, il valore di quella transazione è 120 euro, ma la spesa media per ospite è 20 euro.
Se i sei clienti decidessero di pagare separatamente, cambierebbe il numero delle transazioni, non necessariamente quanto hanno consumato.
Nel linguaggio della ristorazione si parla spesso di spesa media per coperto. In questo calcolo, però, coperto indica l'ospite servito: non va confuso con l'eventuale voce «coperto» addebitata nel menu.
I due indicatori possono essere utili, ma rispondono a domande differenti.
Un confronto basato su incassi lordi in una settimana e ricavi netti in un'altra non direbbe nulla. Per valutare il margine, IVA detraibile e imposta sulle vendite vanno trattate in modo coerente, senza gonfiare né ricavi né costi.
Come capire se un suggerimento funziona davvero
Un gestore può iniziare senza acquistare strumenti aggiuntivi e senza chiedere ai camerieri di diventare venditori.
Basta scegliere un piatto ordinato frequentemente e un accompagnamento che abbia tre caratteristiche: sia pertinente, abbia un margine di contribuzione sensato e non crei problemi di preparazione.
La squadra deve conoscere il prezzo e sapere in quale momento proporlo. Poi si osservano gli ordini.
Quante volte il contorno viene scelto insieme al piatto principale? Cambia la spesa media per ospite? Aumentano gli scarti? La cucina riesce a rispettare i tempi abituali?
Non è necessario raccogliere una montagna di dati. È importante, invece, confrontare servizi paragonabili.
Un martedì a pranzo non racconta la stessa storia di un sabato sera. Una serata con una grande tavolata può far salire il conto medio per transazione senza indicare alcun miglioramento della proposta. Anche una variazione dei prezzi può aumentare l'incasso senza che gli ospiti abbiano ordinato qualcosa in più.
Meglio annotare prima, per alcuni turni simili, quante porzioni del piatto principale vengono ordinate e quante sono accompagnate dal contorno. Poi si prova una sola modifica, per esempio rendere più visibile l'abbinamento sulla carta. La quota da confrontare è ordini con contorno ÷ ordini del piatto principale a cui viene proposto, non il totale dei contorni venduti nel locale.
Se cambiano contemporaneamente prezzi, fotografie, descrizioni e modalità di servizio, diventa difficile interpretare la differenza. Anche con periodi simili, una prova di poche giornate offre indicazioni operative, non una dimostrazione certa che l'aumento dipenda dal suggerimento.
Un altro segnale da ascoltare è la reazione dei clienti. Se i suggerimenti vengono percepiti come insistenti, un aumento temporaneo della spesa non basta a definire riuscita l'iniziativa.
MenuAI: proporre un abbinamento anche senza interrompere il servizio
Non tutte le informazioni devono essere comunicate a voce.
Con il menu digitale di MenuAI, il cliente può consultare sullo smartphone le informazioni sui piatti e trovare suggerimenti pertinenti o aggiunte disponibili mentre esplora l'offerta.
Per esempio, chi guarda un secondo può trovare un contorno da ordinare separatamente, con una descrizione chiara e il relativo prezzo. La scelta resta facoltativa: può ordinarlo oppure scegliere soltanto il piatto principale.
Il personale non deve ripetere ogni volta l'intero elenco delle possibilità. Può concentrarsi sui consigli personali, sui chiarimenti e sul servizio al tavolo.
C'è però una responsabilità che resta al ristorante: mantenere l'offerta aggiornata.
Quando un contorno termina, il dipendente incaricato ne modifica manualmente la disponibilità nel menu MenuAI. Il menu mostra così l'offerta aggiornata, senza continuare a proporre un piatto esaurito.
Il menu digitale aiuta a presentare le scelte, ma non sostituisce il servizio in sala. Chi preferisce ordinare senza smartphone deve poter continuare a farlo. Per allergie e intolleranze, le informazioni sugli ingredienti e sugli allergeni devono essere mantenute corrette e affiancate dal confronto con il personale e, quando serve, con la cucina, anche per il rischio di contaminazione crociata.
Il vantaggio non è convincere ogni ospite a comprare qualcosa in più. È permettergli di scoprire un'opzione pertinente senza sentirsi osservato o sollecitato.
Il giorno dopo, non iniziare dai prezzi
Chi vuole aumentare lo scontrino medio tende a guardare subito il listino: quanto costa il contorno, quanto si potrebbe chiedere per un calice, quale dessert conviene promuovere.
Prima, però, può essere più utile osservare un servizio.
Ascoltare le domande dei clienti è un buon punto di partenza. Chiedono spesso se un accompagnamento è compreso? Non trovano le bevande al calice? Scoprono soltanto alla fine che esiste un dolce della casa?
Ognuna di queste domande segnala qualcosa che la carta o il servizio potrebbero spiegare meglio.
La prima modifica può essere piccola: chiarire un abbinamento nel menu, mostrare il prezzo di un contorno, usare una fotografia fedele oppure concordare con il personale una proposta breve e naturale.
Poi si verifica se i clienti scelgono più facilmente, se la cucina riesce a sostenere le richieste e se il margine aggiuntivo giustifica il lavoro.
Il miglior suggerimento non è quello che fa spendere di più a ogni costo. È quello che permette al cliente di ordinare qualcosa che desidera davvero, senza dover essere convinto.
E per un ristorante questa differenza conta anche dopo che il conto è stato pagato.
